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Rogo Thyssen, il 4 febbraio 2020 Il Tribunale regionale superiore di Hamm in Germania ha respinto il ricorso dei due manager di Thyssenkrupp, già condannati in Italia



Il Tribunale regionale superiore di Hamm in Germania ha respinto il ricorso dei due manager di Thyssenkrupp, già condannati in Italia, e ora sconteranno 5 anni di carcere in Germania: lo rende noto il tribunale del Nord Reno Westfalia. In precedenza il tribunale di Essen aveva dichiarato esecutive le pene italiane ma le aveva adeguate al diritto tedesco, che in questi casi prevede una detenzione massima di 5 anni. I manager, accusati di omicidio colposo e incendio doloso per negligenza, avevano fatto ricorso, ma l'istanza oggi è stata respinta. Mamma Rodinò: vera notizia per noi quando saranno in carcere "Per noi da quella tremenda notte del 6 dicembre 2007 non c'è stato più nulla da festeggiare. Apprendiamo la notizia della sentenza, è un passo avanti ma la vera notizia per noi familiari sarà quando ci diranno che saranno entrati in carcere". Così all'Adnkronos Graziella Rodinò, mamma di Rosario, uno dei sette operai morti nel rogo della Thyssen di Torino, alla notizia che i due manager tedeschi condannati in via definitiva in Italia nel 2016 dovranno scontare cinque anni di reclusione in Germania. Guariniello: rimarginata una ferita "Era una ferita da rimarginare". È il commento di Raffaele Guariniello, pubblico ministero del caso Thyssenkrupp, alla notizia del respingimento del ricorso dei due manager tedeschi. Il magistrato (ora in pensione) si riferisce al fatto che i condannati italiani avevano già cominciato a scontare la pena. "Non era giusto", dice. "Ma un'altra cosa importante da sottolineare - aggiunge Guariniello - è che la pronuncia dei magistrati di Hamm conferma che il processo Thyssenkrupp fu un processo giusto". Bonafede: bene risposta di giustizia "Era una notizia che attendevamo da tempo e oggi è arrivata: i due manager della Thyssenkrupp, condannati in Italia per il rogo che ha portato alla morte di sette persone, sconteranno la pena - adeguata al diritto tedesco - nel loro Paese". Lo scrive il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede in un post su Facebook, ricordando che "quando ho incontrato i familiari delle vittime, avevo detto che non si poteva pensare di sfuggire alla giustizia italiana semplicemente varcando il confine. Non abbiamo esitato a sensibilizzare in ogni occasione e a differenti livelli le autorità tedesche sull'aspettativa italiana che la giustizia facesse il suo corso in tempi rapidi. Abbiamo seguito molto da vicino tutta la vicenda con la dovuta attenzione, considerato che in Germania come in Italia, la magistratura è indipendente. Per questo mi preme ringraziare gli uffici del ministero, gli uffici diplomatici italiani in Germania e anche chi, in quel Paese, ha mostrato sensibilità su questo tema". Il "mio primo pensiero - conclude il Guardasigilli - oggi va ai familiari delle vittime, con cui sono rimasto sempre in contatto, che rivendicavano una risposta di giustizia. A loro va il mio più forte abbraccio".

Fonte: RaiNews